Le valli del parco


Dai possenti massicci montuosi compresi nel territorio del Parco Nazionale dello Stelvio discendono numerose valli, più o meno colonizzate dall’uomo, modellate dalla forza erosiva dei ghiacciai o dallo scorrere delle acque dei torrenti.
Ogni valle ha caratteristiche uniche: pensiamo ai coni di deiezione della val Venosta, tra i più estesi di tutto l’arco alpino, ma non possiamo dimenticare la lunga val Martello, la cui testata è dominata dalla cima del Cevedale, e poi la valle di Trafoi, sovrastata dall’Ortles e da tante altre cime ricoperte di ghiaccio.
La val d’Ultimo è una valle verde, ricca di acque e laghi come la valle di Rabbi che, con la valle di Peio, è nota anche per le acque minerali e curative. Ma anche in Valtellina, a Bormio ed in Valfurva la cultura legata alle acque termali ha un’antichissima tradizione.

La strada dello Stelvio
La strada del Passo dello Stelvio
si snoda ai piedi dell'Ortles  e
conduce ai 2757 m del passo omonimo
del quale il parco ha preso il nome
Valle di Rabbi
Autunno in valle di Rabbi.
Tribudio di colori prima del
riposo invernale


Attraverso tutte le più importanti valli del parco si snodavano antiche vie di comunicazione lungo le quali già in epoca preistorica gli uomini si muovevano per cacciare, cercare minerali o trasportare merci da barattare.
Basti pensare alla via che da Bormio risaliva alle torri di Fraele per proseguire verso l’Engadina ed il Tirolo, ove, proprio ad un crocevia si trova Glorenza, importante città mercato, ancora oggi cinta dalle mura e situata ai confini del parco stesso.

Lungo le antiche vie sono sorti villaggi e contrade dai quali è partita, intorno al XIII secolo, la colonizzazione delle aree più elevate destinate alla pratica dell’alpeggio, un’attività indispensabile alla sopravvivenza delle comunità poste più in basso.
Molte di queste malghe, ancora oggi utilizzate, offrono ospitalità agli escursionisti del parco.


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