La
realtà "Parco", con le sue opportune esigenze di tutela, voluta dalla legge del
1935, venne calata sopra un territorio assai diversificato.
Al contrario di altre realtà, dove si classificavano in area protetta vaste porzioni di
foreste e di deserti, di lagune e di biotopi disabitati o quasi, la legge istitutiva
comprese nel parco anche paesi e strutture produttive.
Ciò vale soprattutto per il settore sudtirolese, ma interessa pure la parte trentina con
le terre alte di Peio e Rabbi. "Prima cera la popolazione, in seguito venne il
parco", tale assioma va giustamente ricordato per non stravolgere in "museo
naturalistico" una realtà umana viva e laboriosa.
Da sempre, la vita delle comunità lì stabilite non fu solo di tipo stagionale: si
consolidarono strutture di autogoverno, documentate dal 1300 nelle carte di regola di Peio
e nella tradizione delle "consortele" a Rabbi.
Le varie attività economiche che volutamente mantenevano un delicato equilibrio
ambientale, con la tutela dei beni comuni, boschi, pascoli, malghe, corsi dacqua,
strade, erano legate alla coltivazione dei campi, allallevamento del bestiame, alla
lavorazione dei prodotti caseari e ad un piccolo artigianato.
Comune era la visione della vita, la filosofia dellesistere, che si esplicitava nel
rispetto per il luogo e per i beni comuni nellarmonica integrazione fra abitanti e
territorio, dove la cura per il mantenimento delle strutture di uso collettivo era
codificata fin nei particolari.
La ricerca di soluzioni non traumatiche nelledificare, nel coltivare la terra, nel
dissodare spazi nuovi era un imperativo degli abitanti delle valli.
E fu così per secoli, con una mentalità matura ed un tenace senso di responsabilità.
Virtù civiche da rivitalizzare in un tempo in cui i conflitti e le rivendicazioni hanno
soppiantato larmonia della convivenza fra lambiente ed i suoi abitanti. |