Il paesaggio culturale


Il mutamento del paesaggio culturale è collegato a un certo stadio di sviluppo ben visibile anche nel territorio del parco nazionale.
Nel fondovalle la frutticoltura è diventata la più importante risorsa economica degli abitanti.
Negli ultimi anni la coltivazione di mele si è estesa sempre più a quote superiori soppiantando i campi e i pascoli, mentre alberi da frutta come peri ed albicocchi sono ormai un ricordo del passato e con essi sono andati persi numerosi elementi paesaggistici di rara bellezza e rilevanza ecologica.


In alcuni campi soleggiati si coltivano
ancora gli albicocchi; quelli venostani
sono di una varietà endemica

Molte sono le piante officinali coltivate
negli orti dei masi si montagna, i cui uso
è legato ad antico sapere

Al di sopra del limite boschivo troviamo degli elementi paesaggistici unici, come i caratteristici alpeggi e pascoli estivi, alcuni dei quali vengono ancora falciati, altri invece vengono ormai solo pascolati.
In questo modo si sono formate diverse associazioni vegetali.
Il cervino si è molto diffuso; è un’erba resistente al calpestio e alla pastura ed è in grado di evitare i danni da erosione per la spessa cotica erbosa.
Questi nardeti non sono ricchi di diverse specie vegetali come i prati con substrato calcareo, comunque ospitano piante divenute rare negli ultimi anni come l’arnica, la bambagia selvatica, la nigritella, il cardo e la genziana.
Su questi prati vivono numerose le marmotte, il cui fischio ci accompagna sulla strada dello Stelvio, dopo l’abitato di Trafoi.


Il paesaggio culturale è scandito anche
da costruzioni realizzate in simbiosi con
la natura nel corso dei secoli


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