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Organizzato dal Parco Nazionale
dello Stelvio, dalla Fondazione per la Conservazione degli Avvoltoi,
dall’International Bearded vulture Monitoring e dalla Rete Alpina delle
Aree Protette
Circa 20 anni dopo i primi rilasci di Gipeto, fortemente sostenuti da un
piccolo gruppo di ricercatori, la situazione può ora considerarsi
profondamente cambiata per le Alpi.
Gli scenari incerti, prospettati agli inizi del progetto, si sono
tramutati in solida realtà.
Al momento almeno 17 coppie riproduttive sono presenti, circa 120-140
individui volano sulla catena alpina e 57 giovani si sono involati in
natura dal 1997.
Al tempo stesso, nella gente di montagna è cresciuto l’interesse nei
riguardi del Gipeto e con orgoglio esso viene sempre più considerato
persino per scopi turistici.
Il piccolo gruppo di sognatori è progressivamente cresciuto, come il
numero di gipeti che vola sulle nostre montagne.
La credenza che il Gipeto fosse un feroce predatore di agnelli e
bestiame domestico è fortunatamente scomparsa mentre la consapevolezza
del suo ruolo ecologico si sta ampiamente diffondendo anche tra i non
esperti.
Per questo motivo possiamo ritenere plausibile che la nuova popolazione
sarà capace di auto sostenersi.
Il progetto internazionale di reintroduzione dovrà ora affrontare due
nuovi obiettivi.
Da un lato è importante rinforzare la rete già esistente di osservatori
per aiutarci a scoprire le nuove coppie che si stanno insediando sulle
Alpi e proseguire col monitoraggio scientifico capace di garantire
l’individuazione dei rischi e un’immediata reazione per contrastarli.
Risulterà altrettanto fondamentale in futuro il collegamento tra la
popolazione alpina con le altre subpopolazioni quali quelle dei Pirenei,
dei Balcani, della Sardegna e della Corsica per mantenere una meta
popolazione duratura.
Siete pertanto invitati a Bormio (SO) al Convegno Annuale sul Gipeto,
per discutere di questi obiettivi e per ampliare il network gestito da
IBM a nuovi potenziali partner.
Bormio è il centro ideale del Parco Nazionale dello Stelvio, area da cui
si è involato, allo stato selvatico, circa il 40% dei giovani nati sulle
Alpi.
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Organised by the Foundation for
the Conservation of the Bearded Vulture, the International Bearded
vulture Monitoring, Alpine Network of Protected Areas and Stelvio
National Park
About 20 years after the first
releases of Bearded Vulture strongly supported from a small group of
scientist, the situation is now completely changed over the Alps.
The uncertain scenarios outlined at the beginning of the project turned
into reality.
Currently at least 17 reproductive pairs are present, almost 120-140
birds flying over the Alpine chain and 57 field-grown chicks have
fledged since 1997. At the mean time mountain people grooved on Bearded
vulture and are proud to involve it even for touristic purposes.
The small group of daydreamers steadily grew up much like the number of
Bearded vultures flying over our mountains. The belief of the Bearded
Vulture as a ferocious lamb predator has thankfully vanished while the
awareness of its ecological role is widely spreading even among non
experts.
This gives good reason to expect the new population to become self
sustaining. Now the project has to face new tasks.
On the one hand a reinforcement of a proven network of observers shall
help us to found the new settled pairs and professional monitoring shall
guarantee detection of negative impacts to react immediately.
On the other hand bridging the alpine population with other
subpopulations like Pyrenees, Balkans, Sardinia and Corsica to maintain
a meta-population will be an important aim in the future. To discuss
these goals and the opportunity to extend the IBM network to new
partners we would like to invite you to annual Bearded Vulture meeting
in Bormio (I), the breeding ground where about 40% of the Alpine wild
born juveniles fledged
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